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Il Presidente del Consiglio Meloni al Vertice del Cairo per la Pace

foto Cairo

Il Presidente del Consiglio Meloni al Vertice del Cairo per la Pace

Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha partecipato in Egitto al Vertice del Cairo per la Pace.
A margine dei lavori, il Presidente Meloni ha avuto incontri bilaterali con il Presidente della Palestina, Mahmoud Abbas, e con il Presidente della Repubblica Araba d’Egitto, Abdel Fattah Al-Sisi. In seguito, ha tenuto un punto stampa.

Si riporta di seguito il testo del suo intervento in italiano accompagnato da una traduzione di cortesia in inglese e in francese.

***

[ITALIANO]

Presidente Al-Sisi, la ringrazio per la velocità e la determinazione con le quali ha inteso organizzare questa conferenza.
Conferenza che io considero molto importante dopo il terribile attacco di Hamas lo scorso 7 ottobre che, dobbiamo ricordare, si è abbattuto contro civili inermi con una efferatezza senza precedenti, che lascia inorriditi e che dal nostro punto di vista è giusto condannare senza ambiguità.

Per l’Italia era doveroso partecipare a questa Conferenza, per il ruolo che storicamente l’Italia svolge come ponte di dialogo tra Europa, Mediterraneo, Medio Oriente. E lo era per le possibilità che questo Vertice prospetta, nonostante le posizioni di partenza possano a tratti sembrare distanti perché, se anche i nostri punti di vista di partenza non fossero perfettamente sovrapponibili, perfettamente sovrapponibile è il nostro interesse, l’interesse di tutti i leader seduti attorno a questo tavolo. E cioè l’interesse a che quello che sta accadendo a Gaza non diventi un conflitto molto più ampio, non si trasformi in una guerra di religione, in uno scontro tra civiltà, rendendo vani gli sforzi che pure coraggiosamente in questi anni sono stati fatti in senso contrario per normalizzare i rapporti.

Perché l’impressione che ho io – e lo dirò con la franchezza che mi è propria – è che, per le modalità con le quali si è svolto, fosse questo il vero obiettivo dell’attacco di Hamas: non difendere il diritto del popolo palestinese, ma costringere ad una reazione contro Gaza che minasse alla base fase ogni tentativo di dialogo e creasse un solco incolmabile tra i Paesi Arabi, Israele, l’Occidente, compromettendo definitivamente pace e benessere per tutti i cittadini coinvolti, compresi quelli che si dice di voler difendere e rappresentare.

Significa che il bersaglio siamo tutti noi. E io non credo che noi possiamo cadere in questa trappola: sarebbe una cosa molto, molto stupida.
È la ragione per la quale io credo che sia importante essere qui, per la quale credo sia molto importante continuare a dialogare e ragionare.

Io credo che ci siano alcuni punti fermi da ribadire.

Il primo. Il terrorismo ha colpito il mondo musulmano più di quanto abbia colpito l’Occidente. Le azioni terroristiche che si sono succedute nel tempo hanno, di fatto, indebolito le legittime istanze dei popoli, soprattutto nel mondo musulmano. In questa dinamica si inserisce la scelta di Hamas che usa il terrorismo per impedire qualsiasi dialogo e qualsiasi prospettiva di arrivare, anche per il popolo palestinese, a una soluzione concreta.
Ma nessuna causa giustifica il terrorismo. Nessuna causa giustifica azioni scientemente studiate per colpire civili inermi. Nessuna causa giustifica donne massacrate e neonati decapitati volutamente ripresi con una telecamera. Nessuna causa.
Di fronte ad azioni di questo tipo, uno Stato è pienamente legittimato a rivendicare il suo diritto all’esistenza, alla difesa, alla sicurezza dei propri cittadini e dei propri confini.

Ma – punto secondo – la reazione di uno Stato non può e non deve mai essere motivata da sentimenti di vendetta. Per questo gli Stati sono quello che sono, sono il nostro punto di riferimento. Uno Stato fonda la sua reazione sulla base di precise ragioni di sicurezza, commisurando la sua forza, tutelando la popolazione civile. Questo è il confine nel quale la reazione di uno Stato di fronte al terrorismo deve rimanere e io sono fiduciosa che sia anche la volontà dello Stato di Israele.

Punto terzo. La nostra priorità immediata resta l’accesso umanitario, che è indispensabile per evitare ulteriori sofferenze della popolazione civile, ma anche esodi di massa che contribuirebbero a destabilizzare questa Regione. È qualcosa di cui non abbiamo bisogno.
Considero molto importante il lavoro di mediazione che è stato fatto da diversi degli attori presenti a questa Conferenza in questo senso. Considero molto importante la decisione della Commissione europea di triplicare gli aiuti umanitari a Gaza, portandoli a oltre 75 milioni di euro. Anche l’Italia lavora per aumentare gli aiuti bilaterali, ma chiaramente l’aumento di risorse deve essere accompagnato da un rigidissimo controllo su chi utilizza quelle risorse.

Sono incoraggianti le novità che arrivano da questa mattina. Presidente Al-Sisi la ringrazio anche per questo.

Siamo molto preoccupati per la sorte degli ostaggi nelle mani di Hamas, tra questi come sapete ci sono anche degli italiani, e noi chiediamo l’immediato rilascio di tutti gli ostaggi, a partire chiaramente da donne, bambini, anziani.
È importante continuare a lavorare insieme per l’uscita da Gaza dei soggetti fragili e dei civili stranieri.

E, su tutto, noi dobbiamo fare l’impossibile per evitare una escalation di questa crisi, per evitare di perdere il controllo di quello che può accadere, perché le conseguenze sarebbero inimmaginabili.
E il modo più serio per ottenere questo obiettivo è la ripresa di un’iniziativa politica per una soluzione strutturale della crisi sulla base della prospettiva dei due popoli e due Stati. Una soluzione che deve essere concreta e deve, a mio avviso, avere una tempistica definita.
Il popolo palestinese deve avere il diritto a essere una Nazione che si governa da sé, in libertà, accanto a uno Stato di Israele al quale deve essere pienamente riconosciuto il diritto all’esistenza e il diritto alla sicurezza.
Su questo l’Italia è pronta a fare assolutamente tutto ciò che è necessario.

Grazie ancora Presidente.

***

[INGLESE]

Good morning everyone,

I would like to thank you, President al-Sisi for promoting and hosting this extremely important and timely summit here in Cairo. A meeting that is being held in the wake of the terrible attack by Hamas last October 7, which came down on unarmed civilians with unprecedented savagery, which leaves us horrified and must be condemned without any ambiguity.

It was only right for Italy to be here today. It was right to be here because of the historic role that my nation has always played, and plays, as a bridge of dialogue between Europe, the Mediterranean and the Middle East. It was only right to be here because of the possibilities for a dialogue that this summit holds, despite the fact that the starting positions can sometimes seem distant. Because even if our initial points of view may not seem perfectly aligned, our interests are, however, perfectly aligned. The interest of all those sitting around this table is that what is happening in Gaza does not become a much broader conflict, does not become a war of religion, does not become a clash of civilizations, maintaining the brave efforts made over the years to normalize relations.

The impression I have is that the modalities with which Hamas decided to hit Israel were not by chance. It was not to defend the rights of the Palestinian people but rather to force Israel into a reaction against Gaza that would cut at the root any possibility of dialogue creating an unsolvable gap between the Arab countries, Israel and the West, ending in a definite way peace and the well-being for all citizens, including those who we say we  must defend and represent. This means that all of us here are the target, and I believe we cannot fall into this trap. This would be extremely stupid. This is the reason why it is important to be here and to continue to reason and pursue dialogue.

In this speech I would like to bring a few points to your attention.

Firstly terrorism. Terrorism has affected the Muslim world even more than it has affected the West. The terrorist actions that have occurred over time have actually weakened the legitimate claims and demands of peoples, especially in the Muslim world. Into this dynamic, comes the conscious choice of Hamas, which uses terrorism to try to disrupt any process of dialogue and to prevent the prospect of arriving, even for the Palestinian people, to a concrete solution. No cause can justify terrorism. No cause, no matter how good, will ever justify knowingly prearranged and organized terrorist aggression aimed at targeting innocent civilians. Never will any good cause be able to justify massacres against women or the beheading of babies, purposely filmed by a video camera. No cause. In the face of such terrorist aggression, a state is fully entitled to claim its right to exist, to reassert its right to defend itself and to ensure the security of its citizens and borders. But a State’s reaction must never be motivated by a feeling of revenge. This is why States are what they are, our point of reference. A state must base its reaction on precise security reasons, commensurating the use force and protecting the civilian population. This is the boundary within which a state’s reaction to terrorist aggression must remain and I trust that this is also the will of the State of Israel.

Our immediate priority remains humanitarian access, which is essential to prevent further suffering of the civilian population but also mass exoduses that would contribute to destabilizing this region. The mediation work undertaken by many of the actors present at this Conference is extremely important in this sense. That is why I welcomed the European Commission’s decision to triple humanitarian aid to Gaza to more than 75 million euros.Italy is also working to increase bilateral aid. This increase in resources must be accompanied by a very strict monitoring on the use of such resources. The news coming in since this morning are encouraging and I thank President Sisi for this as well.

We are very concerned about the fate of the hostages in the hands of Hamas, including Italians among them. We call for the immediate release of all hostages, first and foremost, women, children and the elderly. We must continue to work together for the exit of the most fragile individuals and foreign civilians from Gaza.

We must do all we can to prevent an escalation of this crisis, to avoid losing control of what can happen, as the consequences would be unimaginable. The most serious way to achieve this is to promote resumption of a political initiative for a concrete, structural, long-term solution with a precisely defined time line, based on the “two peoples, two states” perspective. The Palestinian people must have the right to be a self-governing Nation, in freedom, alongside a State of Israel to which the full right to existence and security must be recognized. To this end, Italy is ready to do absolutely whatever is necessary.

Thank you again, President Sisi.

***

[FRANCESE]

Président Al-Sisi, merci pour la rapidité et la détermination avec lesquelles vous avez eu l’intention d’organiser cette conférence.

Conférence que je considère comme très importante après la terrible attaque du Hamas du 7 octobre dernier qui, rappelons-le, a frappé des civils sans défense avec une brutalité sans précédent, qui nous laisse horrifiés et que, de notre point de vue, il est juste de condamner sans ambiguïté.

C’était un devoir pour l’Italie de participer à cette Conférence, en raison du rôle qu’elle joue historiquement en tant que pont de dialogue entre l’Europe, la Méditerranée et le Moyen-Orient. Et c’était pour les possibilités qu’offre ce Sommet, même si les positions de départ peuvent parfois paraître lointaines car, même si nos points de vue de départ ne se chevauchaient pas parfaitement, notre intérêt, celui de tous les dirigeants assis autour de cette table, l’est. Et c’est là l’intérêt de garantir que ce qui se passe à Gaza ne se transforme pas en un conflit beaucoup plus vaste, ne se transforme pas en guerre de religion, en choc entre civilisations, rendant vains les efforts qui ont été courageusement déployés ces dernières années, dans le sens contraire, pour normaliser les relations.

Car l’impression que j’ai – et je le dis avec la franchise qui m’appartient – est que, de par la manière dont elle s’est déroulée, tel était le véritable objectif de l’attaque du Hamas : non pas défendre les droits du peuple palestinien, mais forcer une réaction contre Gaza qui sape toute tentative de dialogue et crée un fossé infranchissable entre les pays arabes, Israël et l’Occident, compromettant définitivement la paix et le bien-être de tous les citoyens concernés, y compris de tous ceux dont on dit qu’on veut défendre et représenter.

Cela signifie que la cible, c’est nous tous. Et je ne pense pas que nous puissions tomber dans ce piège : ce serait une chose très, très stupide à faire.

C’est la raison pour laquelle je crois qu’il est important d’être ici, pourquoi je crois qu’il est très important de continuer à dialoguer et à raisonner.

Je crois qu’il y a quelques points fixes à réitérer.

Le premier. Le terrorisme a touché le monde musulman plus que l’Occident. Les actions terroristes qui se sont produites au fil du temps ont en fait affaibli les revendications légitimes des peuples, notamment dans le monde musulman. Le choix du Hamas d’utiliser le terrorisme pour empêcher tout dialogue et toute perspective de parvenir à une solution concrète, y compris pour le peuple palestinien, s’inscrit dans cette dynamique.

Mais aucune cause ne justifie le terrorisme. Aucune cause ne justifie des actions délibérément conçues pour cibler des civils sans défense. Aucune cause ne justifie le massacre de femmes et de nouveau-nés décapités filmés délibérément avec une caméra. Aucune raison.

Face à des agissements de ce type, un État est pleinement en droit de revendiquer son droit à l’existence, à la défense et à la sécurité de ses citoyens et de ses frontières.

Mais – deuxième point – la réaction d’un Etat ne peut et ne doit jamais être motivée par un sentiment de vengeance. C’est pour cela que les Etats sont ce qu’ils sont, ils sont notre point de référence. Un État fonde sa réaction sur des raisons précises de sécurité, mesurant sa force, protégeant la population civile. C’est la frontière à l’intérieur de laquelle la réaction d’un État au terrorisme doit rester et je suis convaincue que c’est également la volonté de l’État d’Israël.

Troisième point. Notre priorité immédiate reste l’accès humanitaire, essentiel pour éviter de nouvelles souffrances à la population civile, mais aussi des exodes massifs qui contribueraient à déstabiliser cette région. C’est quelque chose dont nous n’avons pas besoin.

Je considère que le travail de médiation réalisé par plusieurs des acteurs présents à cette Conférence est très important en ce sens. Je considère comme très importante la décision de la Commission européenne de tripler l’aide humanitaire à Gaza, la portant à plus de 75 millions d’euros. L’Italie s’efforce également d’augmenter l’aide bilatérale, mais il est clair que l’augmentation des ressources doit s’accompagner d’un contrôle très strict sur qui utilise ces ressources.

Les nouvelles qui arrivent ce matin sont encourageantes. Président Al-Sisi, je vous remercie également pour cela.

Nous sommes très préoccupés par le sort des otages aux mains du Hamas, parmi lesquels, comme vous le savez, il y a aussi des Italiens, et nous demandons la libération immédiate de tous les otages, en commençant évidemment par les femmes, les enfants et les personnes âgées.

Il est important de continuer à travailler ensemble pour la libération des sujets fragiles et des civils étrangers de leur pays.

Et surtout, nous devons faire l’impossible pour éviter une escalade de cette crise, pour éviter de perdre le contrôle de ce qui peut arriver, car les conséquences seraient inimaginables.

Et le moyen le plus sérieux d’atteindre cet objectif est de reprendre une initiative politique pour une solution structurelle à la crise sur la base de la perspective de deux peuples et de deux États. Une solution qui doit être concrète et qui doit, à mon avis, avoir un calendrier défini.

Le peuple palestinien doit avoir le droit d’être une nation autonome, libre, aux côtés d’un État d’Israël qui doit être pleinement reconnu comme ayant le droit à l’existence et le droit à la sécurité.

Dans ce domaine, l’Italie est prête à faire absolument tout ce qui est nécessaire.

Merci encore le Président.